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Recensione: "IT" di Stephen King

"IT"








Genere: Horror
Autore: Stephen King
Data di pubblicazione: settembre 1986
Casa editrice: Sperling&Kupfer 

N^ pagine: 1315















TRAMA 

In un ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: IT. E quando, molti anni dopo, IT ricompare a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano la famiglia e lavoro per tornare a combatterla.
E l'incubo ricomincia. Un viaggio illuminante lungo l'oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell'infanzia a quelli della maturità. 


RECENSIONE
Non si è mai troppo grandi per aver paura e King, con questa sua immensa opera, lo ricorda ai lettori pagina dopo pagina. 

"IT" è uno dei capolavori del maestro, un romanzo complesso che non è per nulla semplice da giudicare o da analizzare, semplicemente perché ci sono tante cose da dire. 
La  storia è organizzata in macro capitoli, in cui si alternano flashback dell'infanzia dei protagonisti con avvenimenti del presente, in terza persona; e il racconto in prima persona di Mike Hanlon. 
La scrittura si riconferma complessa ed estremamente dettagliata...Il lettore, come in ogni suo romanzo, inizia la sua lettura sentendosi come sotto l'effetto di stupefacenti: un po' confuso, un po' dubbioso; e ciò magari lo porta a rileggere quella pagina un'altra volta ma, dopo poco, prende confidenza con essa, iniziando a divorare ogni pagina. 
La struttura è articolata e studiata alla perfezione, all'inizio i vari sbalzi temporali sono scanditi e definiti, accompagnando i ricordi che fluiscono nella mente dei protagonisti lentamente; sulla fine, invece, questi sono poco definiti e discontinui, per sottolineare la potenza e l'imprevedibilità con le quali i ricordi ricadono sui personaggi. 
Dal punto di vista del contenuto, è di una ricchezza e profondità inaudita. E' risaputo come King, attraverso le sue storie, vada a mostrare gli aspetti oscuri del nostro mondo, e qui li descrive, e li inserisce nel racconto, con una specificità e crudezza inaudita, mostrando attraverso una storia basata su un mostro appartenente alla sfera dell'inverosimile, i mostri che invece appartengono alla vita reale, concreta e quotidiana.
Interessante, in merito a ciò, è il fatto che tali aspetti, in alcune parti, siano fatti trasparire dai personaggi stessi quando sono ancora dei bambini, per cui tutto ciò è espresso nella sua forma più pura, senza malizia. 
Ad esempio, il personaggio di Richie, che è un peperino e non sa tener la bocca chiusa, fa spesso delle battute in merito al fatto che Stan sia ebreo; o, ancora, il nomignolo affibbiato a Ben è <<Covone>>,perché è molto grasso, ed anche a lui spesso vengono fatte battute per questo. 
Ciò ci mostra una semplicità e purezza di linguaggio che forse solo i bambini, scherzando tra di loro, potrebbero avere ma non esclude che siano dei concetti impiantati nella cultura del tempo che non hanno una natura scherzosa o positiva.

Ovviamente, King mostra anche un altro tipo di mostro, forse troppo presente nella vita reale, quello dell'uomo che violenta fisicamente e psicologicamente la donna che dice di amare. E qui, lo scrittore, si sofferma nel mostrare tutte le dinamiche che stanno dietro ad una cosa del genere, alla sofferenza della donna, o alla sua propensione nel volere un uomo che <<si preoccupi per lei>>, riprendendo una parte della storia. 
Un desiderio che è profondo, celato, che la spinge a voler rievocare una figura passata che è stata fonte per lei di amore ma anche di dolore e terrore. 

E' anche risaputo però come King sia un maestro nel descrivere le ambientazioni negli anni passati e qui, sballottandoci tra gli anni '50 e gli anni '80, ce li fa vivere, respirare, come se fossimo realmente in quel periodo.
Ricorderemo tutti, infatti, come quelli siano gli anni più accesi della discriminazione razziale  e lui ci fa vivere e conoscere anche questo grande aspetto negativo, attraverso le vicende raccontate soprattutto da Mike Hanlon. 


Entrando però nel vivo di ciò che realmente è "IT", potrei affermare con certezza che esso è un libro sulla paura e per la paura. 
"IT" non ha forma perché è la paura stessa, prende la forma di ciò che più terrorizza chi incrocia il suo cammino. 
"IT" è un libro sulla paura che muta: è pura, terribilmente fantasiosa, ma con poco potere quando si è bambini. Un bambino ha molta immaginazione ed è per questo che ha paura di mostri che potrebbero sbucare dal letto o che si possono nascondere in cantina. Ma essa è anche passeggera, viene surclassata da un cartone in televisione o da una bella ciotola di gelato; da adulti tutto cambia, la paura diventa concreta, diventa permanete. Quando si è adulti, e con poca fantasia, diventa difficile superarla, trovarle soluzione o trovare una distrazione.
E' un libro sulla paura che viene, e quindi può essere, sconfitta.
Esso è un libro sull'amicizia, quella profonda e sincera che nasce quando si è piccoli ma che, quasi sempre,   con il tempo si perde...si dimentica. 
"IT" è un libro sul gioco di squadra, sul coraggio e la forza di affrontare tutto purché insieme alle persone che ci amano.
E' un libro sulla potenza dell'amore, del desiderio, della fantasia ma credo che soprattutto sia un libro sulla speranza. La speranza è la cosa che non deve mai scomparire, insieme all'amore e al desiderio. Grazie a tutto ciò la paura non può essere alimentata, la paura può essere sconfitta. 
E, infine, "IT" è un libro sul potere che ha il credere nell'immaginazione, sul credere in ciò che si vuole. 
Se crediamo fortemente in qualcosa, quella accadrà. Ma bisogna crederci sul serio. 


Il lettore, leggendolo, non può non avere paura. Ma non si tratta di una paura che si percepisce fisicamente, è una paura che si manifesta nell'inconscio: durante la lettura ero in ansia, avevo molta adrenalina ma la notte avevo gli incubi. 

E' un romanzo horror che però si mescola anche al fantasy, soprattutto sul finire quando viene svelato cosa è "IT", una parte molto molto interessante e profonda, che tiene incollati alle pagine. 


In conclusione, è un capolavoro. Ho amato Stephen King, ho amato ogni suo romanzo, ma questo ha superato di gran lunga tutte le mie aspettative, ha superato di gran lunga ogni aspettativa futura che potrei avere su qualsiasi romanzo. 


Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐





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